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martedì, ottobre 21, 2003
In mattinata sono passato dal ferramenta per vedere se potevano sostituirmi la serratura di casa. Ho mostrato la chiave, il titolare ha detto, le mando il ragazzo nel pomeriggio; se può, le fa il lavoro in un'oretta.
Sono uscito all'una dall'ufficio, ho attraversato la città, strana a quell'ora, o forse strano ero io, fuori dalle abitudini di lavoro.
Sono arrivato a casa e ho messo un pò in ordine per non far troppo brutta figura. Tutto sommato, però, non c'è stato molto da sistemare. Così ho aspettato sdraiato sul letto, più o meno nella posizione del morto, e ho pensato alle reazioni di mia madre quando vedrà che la chiave non apre.
Ci sono strie nere sopra i termosifoni. Dovrei ridare il bianco. Soprattutto il soffitto ne avrebbe bisogno. Pensavo a questo e stavo appena slittando nel sonno - anche la scorsa notte non ho dormito - quando il campanello ha suonato.
Il ragazzo ha cinquant'anni , un'espressione rassegnata e mani ferruginose.
"Sono quello della serratura", ha detto. Ci siamo salutati.
Poi, indicando la toppa, ha domandato: "E' questa?".
Ho confermato.
"Perchè la vuole cambiare? Sembra in ordine". Ha aperto la borsa degli attrezzi, quindi, senza aspettarsi risposta, ha proseguito: "Mi passa la chiave, per favore?".
Gliel'ho porta e ho trovato la scusa che avevo perso l'originale e volevo sostituire la serratura per quel motivo.
"Bastava fare una copia di questa", ha replicato, continuando ad armeggiare intorno alla porta. Poi, seguendo un filo di pensieri in sottofondo, ha aggiunto: "Ah, ho capito. Ha paura che le entrino in casa...".
"Si, non si sa mai", ho detto, troncando il discorso. Poi gli ho chiesto se voleva bere qualcosa o prendere un caffè.
"Un caffè, grazie".
Sono andato ai fornelli e ho messo su la moka.
Il caffè è salito, l'ho invitato ad accomodarsi in cucina, approfittando del fatto che avevo appena pulito.
"Lo sa che queste serrature ci vuole niente ad aprirle?" ha detto lui, sorseggiando il caffè.
"Non importa, non c'è molto da rubare qui", ho risposto.
Mi ha guardato. "Beh, ma allora, veramente, bastava fare una copia della chiave. Spendeva molto meno".
Ho detto: "Non si preoccupi. Ormai siamo qui, la cambi pure".
Ha ripreso a lavorare. Gli è scappato il cacciavite e ha fatto una riga sul legno della porta. Si è voltato ad incontrare il mio sguardo. Io lo stavo osservando, così ha detto: "Qui basta un pò d'olio per mobili e non si vede più niente, stia tranquillo". Ho annuito.
L'uomo ha un suo ritmo, una cadenza personale rilassata, ma operosa. E' abituato a lavorare mentre altri lo osservano, anzi, direi che preferisce. Parla anche volentieri.
"A dei nostri clienti sono entrati i ladri in casa", racconta, "a dire il vero loro avevano anche la porta blindata e l'allarme, però era d'estate, erano in vacanza e quelli là hanno avuto tutto il tempo per fare i loro comodi".
Si volta, cerca cenni di assenso, che rimando.
"Insomma, a farla breve, lo sa che per il dispetto di non aver trovato niente, quelli - che poi forse erano zingari - gli hanno fatto delle schifezze che non sto a dire... hanno sporcato tutto, gliel'hanno fatta sul letto e nei cassetti. Uno schifo. Si può immaginare la scena e il puzzo quando i padroni di casa sono tornati dopo una settimana?".
"Mi immagino il puzzo", ho detto io.
"Eh si", ha concluso lui, "Comunque qui mi pare un palazzo che non attira i ladri. Ormai ci ho l'occhio. E poi in un bilocale è difficile".
Poi mi ha raccontato altri due aneddoti meno interessanti. Io mi stavo annoiando.
Alla fine mi ha consegnato le chiavi nuove. Ha dato con soddisfazione due mandate di prova - clak, clak - avanti e indietro, a dimostrazione del lavoro ben fatto, e mi ha detto di passare in ferramenta a saldare il conto.
Io adesso mi sento più libero.
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