|
martedì, novembre 04, 2003
Alle 04:38 di mattina è l'insonnia che decide i miei pensieri e io subisco. Posso salvarmi solo accendendo la luce, scacciando l'insonnia con il chiarore, ritornando sveglio. Stanco, distrutto, ma definitivamente sveglio. Invece mi illudo di riaddormentarmi.
Oggi ho capito una cosa. L'insonnia non è mancanza di sonno. L'insonnia è non-sonno, è qualcosa di peggio del dormiveglia ed è qualcosa di peggio dell'essere svegli.
L'insonnia decide i miei pensieri.
In questi giorni, per esempio, ha deciso per "argentina" e "ghigliottina". Mi ha caricato dentro questi pensieri come se fossero dei topini a molla.
"Argentina" gira vorticosamente da una parte all'altra del cervello e impone mutazioni, scomposizioni, associazioni di ogni tipo.
Dapprima è un suono che rimbalza a martellarmi ossessivamente; e c'è l'immagine di un sacchetto di velluto che si apre e svuota sul tavolo una manciata di monete antiche. Quando l'ultima moneta è scesa, ritrovo il sacchetto pieno e si ricomincia da capo: di nuovo quel suono "argentino" di metallo in libertà.
Non sono sveglio e non sto sognando. Avverto le pieghe del lenzuolo e il ronzio del friigorifero, quindi non sto dormendo.
E non sto sognando nemmeno quei frammenti di sogno del dormiveglia, perchè ho ben presente che, volendo, potrei alzare il braccio, seguire il filo del paralume fino all'interruttore, e accendere. Ma il non-sonno mi blocca. Lo scarto tra la volontà e l'azione è colmato dall'illusione di poter riprendere il sonno.
Così riprende la dittatura dell'insonnia sui miei pensieri.
"Argentina" è una donna avvolta di lamè, poi di Kuki, poi di stagnole di sigarette, e con venti chili di stagnole regali un cane a un cieco, che non ha gli occhi per piangere, non piangere per me "Argentina"...
Il ciclo si ripete all'infinito e si consolida in cantilena, in filastrocca ossessiva.
Se l'assonanza mi sposta - per imperfezione del pensiero - su "ghigliottina" (che, se dio vuole non è quella dell'incubo), il ciclo è più sopportabile: il pensiero-manovella solleva la lama; il pensiero-corda si tende e fa scattare il pensiero-meccanismo-di-ritenzione; il pensiero-lama scende sul pensiero-testa-di-animale e lo decapita. Non c'è sangue. Sembra un gioco. Poi il ciclo riprende, ma è meno impegnativo.
Alle 05.55 esco dall'insonnia e decido di svegliarmi.
Questa notte riprendo il Noprom.
|
|