giovedì, novembre 06, 2003

Dal mio balcone la mia città piove. La mia anima anche.

Me lo sento dentro questo scalpiccìo di pioggia rilavata che incontro lungo i marciapiedi, le fermate degli autobus e il bianco delle strisce pedonali, lì dove si capisce se è piovuto abbastanza da pulire l’asfalto e lasciare l’acqua così limpida, a volte, che – ci penso sempre – la potrei addirittura bere, se ne avessi sete.

Oggi mi mancano l’estate e le sue corse.

 

Mi abituerò mai a queste stagioni che si ripetono? Mi abituerò mai alle stagioni dell’anima?

Dice Baldini: “Gianni, non lo vede il bello delle stagioni? La sua anima è un po’ così: estati e inverni. Dobbiamo solo evitare siccità e alluvioni…”.

Gli pare una bella metafora, a Baldini. Io la trovo banale. E, a dire il vero, non siamo mai riusciti ad evitare nulla. così quando arrivano le piogge autunnali io mi scopro sempre infradiciato dentro e fuori.

Al parco non c’è quasi nessuno. Soprattutto verso le cinque, quando inizia a fare scuro.

 

Sto un po’ lì tranquillo a guardare le ultime papere, poi mi avvio al ritorno sulla la ghiaia dei vialetti, con le gocce più grosse e rade che scendono dai rami.

Uscito dai cancelli c’è di nuovo la città e il suo viavai di anime che si nascondono con gli ombrelli da chissà quali colpe. Sono i giorni dei pentimenti e dei ripensamenti, e nessuno qui ha la coscienza pulita.

Allora mi piace affondare il collo fra i baveri del giaccone, tirar giù l’ombrello basso basso, le stecche appoggiate alla nuca, e camminare così, seguendo le fughe delle mattonelle nei pochi metri avanti, quanto basta per prevenire scontri coi passanti, e indovinare la qualita' delle loro esistenze dal modo di camminare, dalle scarpe, da quelle sporte che si trascinano dietro.

Non vedo i loro occhi e non me li sento addosso: giro per la città come al riparo di un confessionale. Quando ascolto i miei peccati mi accorgo che coincidono con la penitenza e rientro a casa appena più sereno. Prima di entrare, però, mi asciugo bene le scarpe sullo zerbino e lascio l’ombrello aperto ad asciugare sul pianerottolo.

postato da Tavor | 23:47 | commenti (3)