Ieri mattina ha chiamato Ghiglione. Dice che dall'inizio dell'anno Costantini rientrerà all'anagrafe e io dovrò assolutamente prendere il suo ex-mio posto.
Ho paura, ho pensato, mentre Ghiglione parlava.
Ho misurato le pulsazioni: 27 in quindici secondi, che fa 118 al minuto. Di base ne ho 78-80. Negli anni in cui giocavo a pallavolo e andavo in bici, arrivavo fino a 58. Un bel cuore, allora.
Ho paura, adesso.
Ghiglione se n’è accorto dal lieve tremito della mia voce.
Ha chiesto: “ci sono problemi?”.
Ho detto non credo. Poi ho aggiunto che forse c’erano altri impiegati disponibili. Lui ha risposto di no, e si è perso in altri discorsi.
Ho misurato di nuovo le pulsazioni: 29 in quindici secondi.
Prima di salutarmi mi ha consigliato di sentire i miei ex-colleghi, per metterci d’accordo sul rientro.
“Con comodo”, ha concluso, “se ne parla comunque per i primi di gennaio”.
Finita la telefonata ho indossato il giaccone e mi sono piazzato fuori, davanti alla porta, a fumare una sigaretta e a guardare la pioggia fitta fitta.
Di Giacomo mi ha raggiunto con una pacca sulla spalla.
“Cosa dice Ghiglione?”, ha chiesto.
Gli ho spiegato.
E’ stato zitto per un po’. Poi ha commentato: “Magari ci ripensa…”.
Io non ho detto nulla. Ho rigirato in tasca la tua lettera, Elena, e stavo per fargliela vedere, ma lui è rientrato in ufficio dicendo, dai, che si prende freddo.
Tornando a casa ho guardato le persone lungo i marciapiedi e il loro modo di camminare, evitando le pozzanghere e i fiotti d’acqua delle gronde. Li ho immaginati compiere quei movimenti, quei passi strani quasi di danza, in una giornata senza pioggia, in una giornata di sole. E mi è sembrato tutto strano, tutto finto.
Arrivato al semaforo del viale ho premuto il pulsante e ho aspettato che uscisse il verde del passaggio pedonale. Stavo pensando a te, ma nel momento preciso in cui mi accingevo ad attraversare, un signore da dietro mi ha chiamato. Mi sono voltato e non c’era nessuno. In quel momento non passava proprio nessuno.
Allora, all’improvviso, ho collegato.
Ho collegato un tassello, Elena.
“Se Gianni non può guarire, io non credo di poter ancora aiutarlo”, hai scritto.
E se Gianni guarisce, invece?