Caro Elena, Baldini dovrà guarirmi. Ad ogni costo. Glielo chiederò mercoledì, così esplicito e chiaro, come non l’ho mai fatto. Ci saranno medicine nuove, per dio! Anche lo Zyprexa, se serve, perché no? O qualche antidepressivo americano. Oppure un elettroshock, se necessario. Anche a questo sono disposto.
Qualcosa dovrà fare Baldini, e darsi coraggio, e riparare i danni causati dal tuo padre maledetto. Maledetto e malvagio.
Un briciolo di coraggio, Baldini, e ci salviamo tutti e due.
E allora non ci sarà più necessità di aiutarmi, Elena. Ci sarà l’amore e basta.
Dirò addio Baldini! Vai per la tua strada. Siamo liberi adesso. Liberi di rincorrere il nostro destino, e di ridere e piangere della vita, non di quella cosa finta che sono le sedute al CIM, il mercoledì - di solito - o gli altri giorni, se ci sono impegni.
Vai Baldini! Corri anche tu verso la vita e l’amore, che c’è ancora tempo, tantissimo tempo, e la medicina salverà il corpo, non più la mente.
Mi immagino una stretta di mano definitiva e un abbraccio.
Dirò, vai adesso Baldini, non tradirlo più il tuo destino, adesso che puoi onorarlo, adesso che non devi più preoccuparti per me.
Sguardi umidi e intensi e ancora un ultimo abbraccio, come dire addio prima di partire.
Poi, noi due soli, Elena.
Però li senti, tuo padre e gli altri schifosi? Pronti a saltarci addosso di sorpresa.
Ancora stanno ben nascosti; ma li annuso nell’aria i loro fetori e gli aliti marci.
Si attivano subito quando mi sorprendono vicino alla verità, e mai come adesso tutto sta diventando così chiaro ed evidente!
Ma lo vedi, Elena, come gli altri non capiscono? Come si ostinano a immaginarsi la mia vita senza di te, senza di noi? Guarisci per te stesso; fatti amare da un’altra qualunque; lascia riposare Elena nel passato, dove è giusto che resti. Questo dicono, e non so se sono sinceri. Non so se capiscono. O forse vivono anche loro intrappolati in questa storia assurda, costretti anch’essi a tradire la coscienza e il destino per salvarsi in qualche modo. E non posso certo biasimarli, se non si rendono conto.
Io non rispondo più, Elena. Non lascio più tracce evidenti di me. Non è più necessario, adesso che ti ho ritrovato. Adesso che ho la tua lettera in mano. E la stringo forte, mio talismano carissimo, mentre passeggio per la città stordita dal fine settimana.
Nessuno, proprio nessuno, potrà farmi del male.
Guarda le pozzanghere, che bel cielo riflettono, e quante nuvole bianche mi fanno tappeto questa mattina. Ci cammino dentro perché ho belle scarpe di gomma e me li sento venir su, quelli sbuffi di vapore, ad alleggerirmi l’anima.
Dovrei solo dormire di più.