sabato, novembre 29, 2003

Caro Elena, Baldini dovrà guarirmi. Ad ogni costo. Glielo chiederò mercoledì, così esplicito e chiaro, come non l’ho mai fatto. Ci saranno medicine nuove, per dio! Anche lo Zyprexa, se serve, perché no? O qualche antidepressivo americano. Oppure un elettroshock, se necessario. Anche a questo sono disposto.

Qualcosa dovrà fare Baldini, e darsi coraggio, e riparare i danni causati dal tuo padre maledetto. Maledetto e malvagio.

Un briciolo di coraggio, Baldini, e ci salviamo tutti e due.

 

E allora non ci sarà più necessità di aiutarmi, Elena. Ci sarà l’amore e basta.

Dirò addio Baldini! Vai per la tua strada. Siamo liberi adesso. Liberi di rincorrere il nostro destino, e di ridere e piangere della vita, non di quella cosa finta che sono le sedute al CIM, il mercoledì - di solito - o gli altri giorni, se ci sono impegni.

Vai Baldini! Corri anche tu verso la vita e l’amore, che c’è ancora tempo, tantissimo tempo, e la medicina salverà il corpo, non più la mente.

Mi immagino una stretta di mano definitiva e un abbraccio.

Dirò, vai adesso Baldini, non tradirlo più il tuo destino, adesso che puoi onorarlo, adesso che non devi più preoccuparti per me.

 

Sguardi umidi e intensi e ancora un ultimo abbraccio, come dire addio prima di partire.

 

Poi, noi due soli, Elena.

 

Però li senti, tuo padre e gli altri schifosi? Pronti a saltarci addosso di sorpresa.

Ancora stanno ben nascosti; ma li annuso nell’aria i loro fetori e gli aliti marci.

Si attivano subito quando mi sorprendono vicino alla verità, e mai come adesso tutto sta diventando così chiaro ed evidente!

 

Ma lo vedi, Elena, come gli altri non capiscono? Come si ostinano a immaginarsi la mia vita senza di te, senza di noi? Guarisci per te stesso; fatti amare da un’altra qualunque; lascia riposare Elena nel passato, dove è giusto che resti. Questo dicono, e non so se sono sinceri. Non so se capiscono. O forse vivono anche loro intrappolati in questa storia assurda, costretti anch’essi a tradire la coscienza e il destino per salvarsi in qualche modo. E non posso certo biasimarli, se non si rendono conto.

 

Io non rispondo più, Elena. Non lascio più tracce evidenti di me. Non è più necessario, adesso che ti ho ritrovato. Adesso che ho la tua lettera in mano. E la stringo forte, mio talismano carissimo, mentre passeggio per la città stordita dal fine settimana.

Nessuno, proprio nessuno, potrà farmi del male.

Guarda le pozzanghere, che bel cielo riflettono, e quante nuvole bianche mi fanno tappeto questa mattina. Ci cammino dentro perché ho belle scarpe di gomma e me li sento venir su, quelli sbuffi di vapore, ad alleggerirmi l’anima.

Dovrei solo dormire di più.

postato da Tavor | 12:29 | commenti (3)